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Mele autoctone del Piemonte pat e Antiche varietà di Mele Piemontesi psf

Info
Maggiori informazioni
Consorzio Tutela Mela Renetta Grigia di Torriana e Frutti Tipici Valli Po, Bronda e Infernotto; c/o Comune di Barge, Piazza Garibaldi 11, Barge;
Contatti
Tel. 0175 347601; barge@comune.barge.cn.it; www.comune.barge.cn.it

In Piemonte la melicoltura ha una storia antica, risalente almeno agli ordini monastici medievali. Nelle valli pedemontane, alla selezione dell’agricoltura industriale, sono sopravvissute diverse vecchie varietà locali. Tra queste il Presidio Slow Food tutela la Buras, la Calvilla (bianca e rossa), la Carla, la Gamba fina (lunga e piatta), la Grigia di Torriana (Renetta originaria di Barge), la Runsè, oltre alla Dominici e alla Magnana (tipiche del torinese). Tuttavia la lista delle mele autoctone del Piemonte include altri nomi curiosi quali la Bella di bosco, la Contessa o la Lòsa. Sono mele aromatiche, rustiche e resistenti, che ben si adattano a metodi di coltivazione a basso impatto ambientale e, salvo qualche eccezione (la Carla, per esempio), si conservano a lungo. Sono buone come mele da tavola, ottime cotte al forno (soprattutto la Buras e la Grigia di Torriana), deliziose nelle torte (Calvilla bianca). L’area di produzione comprende le valli alpine cuneesi, mentre il Presidio Slow Food interessa alcuni comuni del Saluzzese, della Valle Grana e l’area di Cavour in provincia di Torino.

Buras
Varietà autoctona della Valle Maira simile alla Renetta e molto produttiva. Matura intorno alla seconda decade di settembre sebbene si conservi bene in fruttaio sino a marzoaprile. I frutti hanno una pezzatura mediopiccola, una buccia ruvida di colore che vira dal verde al giallo tenue a seconda del livello di maturazione e un sapore aromaticoacidulo. Si tratta di una mela particolarmente adatta alla cottura ma può essere anche consumata fresca.

Gamba Fina Lunga
Questa mela ebbe probabilmente origine alla fine del diciannovesimo secolo da una varietà colturale presente nell’area di Caraglio e successivamente si diffuse solamente in Piemonte. La denominazione si riferisce al fatto che il peduncolo è lungo e sottile. I frutti, che maturano intorno alla seconda decade di settembre, sono di pezzatura mediopiccola con buccia liscia di colore di fondo gialloverde e sovraccolore rosso intenso e polpa dolce e fine. Inoltre i frutti sono particolarmente adatti alla cottura.

Renetta Grigia di Torriana
Varietà autoctona della borgata Torriana di Barge e diffusa nelle aree vocate alla melicoltura a cavallo tra le province di Cuneo e Torino. Fa parte di un gruppo di varietà di renette definite “ruggini” o “grigie”. Ricca di minerali, come le altre mele ruggini è adatta ad essere conservata “in composta” ossia in barili coperti da una pietra di Luserna completamente immersa nell’acqua, subendo così una fermentazione e una solubilizzazione che assomiglia agli effetti di una cottura. La pezzatura è media, la forma schiacciata, il peduncolo è corto e tozzo, la buccia rugginosa e gialla e la polpa soda e bianca; ha un sapore dolceacidulo caratterizzato da lievi note amarognole. Si raccoglie solitamente nella seconda decade di ottobre, anche se per raggiungere la piena maturazione i frutti hanno bisogno di un periodo di fissaggio dopo la raccolta, ha comunque una buona conservabilità in fruttaio ed è una varietà rustica particolarmente resistente e quindi adatta alla coltivazione con il metodo biologico. Viene usata per la preparazione di dolci e per la cottura in forno oltre che per il consumo fresco e la produzione di succo e sidro.

Vecchie Varietà di Mele Piemontesi P.S.F.
Il Presidio comprende le varietà Grigia di Torriana, Runsè, Gamba Fina, Magnana, Dominici, Carla, Calvilla. Queste varietà, tranne la Carla che è preferibile consumare fresca, si conservano a lungo e diventano più aromatiche e saporite con il passare del tempo; inoltre si prestano bene all’agricoltura biologica. Obiettivo del Presidio è quello di proteggere le vecchie varietà che sono sopravvissute allo sviluppo dell’agricoltura industriale del Novecento, che fece una crudele selezione preferendo le varietà straniere più grandi più belle e più adatte alle tecniche moderne, anche perché la storia della melicoltura piemontese è antica e gloriosa in quanto risale all’Alto Medioevo, quando già i vari ordini monastici coltivavano e miglioravano le varietà esistenti in quel momento.

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